STRUMENTI E RITI DELLA SETTIMANA SANTA

di Piergiorgio Mazzocchi - Tratto da "La Padania" 2 Aprile 1999


Rappresentazione della resurrezione

La Settimana Santa coincide con l’inizio della primavera. Molto spesso ai riti cristiani che celebrano questo periodo dell’anno si sono affiancati anche riti più antichi, dei quali si è perso il significato originario. Essi tuttavia sopravvivono da secoli nelle tradizioni popolari. Questo è il periodo dell’anno in cui la linfa riprende a scorrere negli alberi, che germogliano e fioriscono in tutta la loro bellezza. Per celebrare questo evento, in molti paesi si costruivano in passato alcune "trombe" di corteccia. Si tratta di una specie di corno ottenuto avvolgendo a mo’ di bussolotto una lunga striscia di corteccia di robinia, di castagno, di frassino o d’abete fino ad ottenere un lungo imbuto. Successivamente si levigava e si appiattiva l’estremità più stretta in modo da ottenere una sorta di ancia che, fatta vibrare, emetteva un suono potente udibile anche a lunga distanza.

Queste trombe probabilmente richiamano i riti del "chiamare l’erba", e valorizzano il rumore che scaccia il buio e il freddo dell’inverno e chiama la luce e la vita, simboleggiata dall’erba. A questi strumenti si unisce poi tutta una serie infinita di altri strumenti in corteccia, foglia, erba, che ultimamente sono riservati ai giochi per bambini, ma sicuramente un tempo avevano significati più profondi. Sono poche le persone alle quali da piccoli non è stato insegnato a suonare una foglia, un filo d’erba, o che non abbiano mai visto un flauto in corteccia. Ci sono poi strumenti che dall’uso popolare sono stati adottati dalla Chiesa: in questo periodo infatti si usava "legare" le campane, sostituite nelle loro funzioni dalle raganelle ("gru"). Alcune di esse, molto grandi, funzionavano con una manovella ed erano collocate sul campanile col compito di scandire l’inizio delle funzioni.


Strumenti della settimana santa

Per le vie del paese poi i chierichetti passavano suonando le "bàtole", tavole con ferri rotanti che percuotevano con forza il legno producendo un forte rumore sempre allo scopo di avvertire i fedeli, dato che le campane non si potevano suonare. Interessante è anche il fatto che le raganelle in alcune zone venivano suonate anche all’interno della chiesa. Ad esempio, a S. Giovanni Bianco, in Val Brembana, ad un segnale convenuto, dentro la chiesa durante la funzione cominciava una corsa sfrenata di ragazzi a piedi nudi che percuotevano il pavimento interno suonando i grù e provocando ovviamente un disordine e un fracasso tremendo. Questa rappresentazione aveva il significato di ricordare gli ebrei davanti al palazzo di Pilato, o almeno così si diceva.

Tantissime sono le tradizioni e le consuetudini di questi giorni di Pasqua. Ne cito, per motivi di spazio, sono lacune delle più comuni e radicate in Padania. Una è quella delle uova che vengono regalate, dopo essere state colorate con buccia di cipolla o altre erbe, all’uscita alla fine della "Messa grande"; all’osteria si fanno gare in cui si picchia un uovo contro l’altro e vince chi rompe quello dell’avversario. Oppure la tradizione di uscire in campagna il giorno di Pasquetta e mangiare uova bollite e cicorietta. Queste tradizioni, davvero numerosissime, vanno rivalutate perché sono una nostra ricchezza. Solo così eviteranno di essere dimenticate. Buona Pasqua a tutti.
 

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